Incontro "CARCERE SENZA FABBRICA. Modelli correzionalistici ed esclusione sociale. Ricordando Massimo Pavarini"

L'incontro è organizzato dalla Associazione Franco Bricola.

  • Data: 30 settembre 2020 dalle 08:00 alle 18:00

  • Luogo: Bologna, via Belmeloro 8, aula Paolo Carinci

  • Modalità d'accesso: Ingresso libero

Il titolo dell’incontro trae spunto da un passo dello scritto Governare la penalità che Massimo Pavarini pubblicò sette anni fa (nella rivista IUS17@unibo.it, 2013). Nella parte introduttiva di quel corposo contributo l’Autore constatava il passaggio dalle «prassi del welfare a quelle crudelmente ma realisticamente definite del prison-fare» (p. 9) e subito sotto rilevava il «declino miserevole dell’ideologia rieducativa» e il contestuale emergere di politiche di controllo sociale fondate su prassi di neutralizzazione selettiva.

Oggi, il carcere obbedisce a logiche di incapacitazione, lontane dal modello rieducativo fondato essenzialmente sull'etica del lavoro. Una visione disincantata segna l'abbandono di quelle dottrine “progressiste” che – alcuni decenni orsono – si erano illuse di riconoscere e valorizzare il potenziale di integrazione sociale di un'esperienza carceraria da orientare in senso solidaristico.

Si era partiti da una critica del carcere come istituzione modellata sui valori e sui principi disciplinari della borghesia dominante: da un lato, sinallagma fra entità del reato e tempo di privazione della libertà; dall'altro, esecuzione della pena come occasione per addomesticare le anime e renderle omogenee al “progetto giuridico” del ceto dominante. La critica poggiava su intuizioni e riflessioni di autori quali E. Pasukanis (La teoria generale del diritto e il marxismo, 1924); G. Rusche – O. Kirchheimer (Punishment and social Structure, 1939); Th. W. Adorno – M. Horkheimer (Dialektik der Aufklärung, 1947); E. Goffman, (Asylums,1961); F. Basaglia, L’istituzione negata, 1968; P. Costa, (Il progetto giuridico, 1974); M. Foucault, (Sourveiller et punir, 1975). Sembrava destinata a sfociare in una messa al
bando delle istituzioni totali e, in particolare, dell’istituzione carceraria nel clima di accesa contestazione dei valori “borghesi” caratteristico degli anni ’70 del secolo scorso.

Così non fu, in realtà. Facendo leva sull'art. 27 comma 3, la cultura progressista si sforzò di innervare nell'istituzione carceraria l’idea di risocializzazione, valorizzando proprio il lavoro come occasione di riscatto individuale. “Carcere senza fabbrica”? quindi? E se così è, quale giustificazione può trovare oggi la pena detentiva al di fuori dell’accennata neutralizzazione selettiva? È auspicabile e realistico l’abbandono dell’idea carcerocentrica che tuttora caratterizza il nostro sistema di giustizia penale? Sta nella giustizia riparativa o in altri più soavi dispositivi di risocializzazione la risposta a questo urgente problema di politica criminale?

Programma

  • 9,00 – 9,15 Indirizzi di saluto: Pirchia Schildkraut-Pavarini – Michele Caianielloù
  • 9,15 – 9,20 Presenta l’incontro e presiede – Renzo Orlandi
  • 9,20 – 10,50 Rileggere “Carcere e fabbrica” nel 2020
    --- Dario Melossi
    --- Luigi Ferraioli
    --- Michele Pifferi
  • 10,50 – 11,30 – Discussione
  • 11,30 - 12,15 – Presiede Luigi Stortoni
    Finalismo rieducativo e realtà carceraria
    --- Stefania Carnevale
    --- Mauro Palma
  • 12,15 – 13,00 – Spazio per brevi interventi programmati
  • Pausa
  • 14,30 – 15,40 Presiede Milli Virgilio
    Oltre il carcere – La pena “agita”- La giustizia riparativa
    --- Massimo Donini
    --- Maria Grazia Mannozzi
  • 15,40 – 16,00 – Spazio per brevi interventi programmati
  • 16,00 – 17,40 – Presiede Rossella Selmini
    Il penalista di fronte alla crisi della finalità rieducativa della pena
    --- Giovanni Fiandaca
    --- Raul Zaffaroni
    --- Jonathan Simon
  • 17,40 – 18,00 – Breve commemorazione della figura scientifica e umana di Massimo Pavarini – presiede Luigi Foffani
    --- Luis Arroyo Zapatero – presidente della della Société Internationale de Défense Sociale
    --- John Vervaele, Presidente dell’Associazione internazionale di Diritto Penale