Pubblicati nuovi volumi della collana del Seminario giuridico in modalità Open Access

Pubblicati nuovi volumi della collana del Seminario giuridico in modalità Open Access

Si tratta del lavoro di Miguel Herrero Medina, di Corrado Caruso, di Diletta Tega e di Matteo Leonida Mattheudakis.

Pubblicato: 17 settembre 2020 | Libri

Sono usciti dei nuovi volumi in modalità Open Access della collana editoriale "Seminario giuridico della Università di Bologna". Con più di 300 titoli pubblicati a partire dal 1913, il Seminario giuridico della Università di Bologna costituisce la collana di riferimento per la pubblicazione di monografie, collettanee e atti di convegni di docenti, ricercatori ed assegnisti del Dipartimento di Scienze Giuridiche.

Si tratta dei seguenti volumi:

Corrado Caruso, La garanzia dell'unità della Repubblica. Studio sul giudizio di legittimità in via principale

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Il volume ha ad oggetto il giudizio di legittimità costituzionale in via principale, analizzato alla luce dei dibattiti in Assemblea Costituente, delle modifiche intervenute con la revisione del Titolo V della Costituzione, dei modelli processuali elaborati dalla dottrina e dei percorsi giurisprudenziali che la Corte costituzionale ha seguito nel corso degli anni, a partire dalla sua entrata in funzione.
L’analisi evidenzia come detto giudizio abbia progressivamente assunto le sembianze di un processo tra parti, di un regolamento di competenza finalizzato a delimitare l’esercizio della funzione legislativa in ragione degli interessi territoriali coinvolti. Simile evoluzione ha portato a un riposizionamento istituzionale del Giudice delle leggi, che tende a farsi arbitro
delle contese politico-territoriali degli enti di governo. Nella consapevolezza che gli studi sulla giustizia costituzionale non possono limitarsi a registrare regolarità giurisprudenziali, ma dovrebbero ambire a delineare modelli coerenti con una determinata dottrina della Costituzione, l’opera propone una differente configurazione del giudizio in via principale. Detto sindacato deve essere inteso come procedimento giurisdizionale avente ad oggetto norme e orientato a garantire l’unità della Repubblica nella Costituzione. Una garanzia istituzionale ed oggettiva, dunque, volta alla difesa dell’integrità complessiva dell’ordinamento. In virtù di queste premesse, il volume propone alcuni correttivi istituzionali e giurisprudenziali coerenti con tale modello.

Diletta Tega, La corte nel contesto. Percorsi di ri-accentramento della giustizia costituzionale in Italia

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Lo studio è dedicato alla recente tendenza al ri-accentramento, dopo decenni, invece, di“diffusione” del controllo di costituzionalità: la Corte costituzionale cerca di tornare al centro della scena, recuperando spazi di intervento che, prima, aveva lasciato andare, a beneficio del legislatore, ma anche dei giudici comuni e di quelli europei.Questa tendenza è inquadrata in una prospettiva più generale: quella che guarda al contesto complessivo – giuridico, politico, culturale e sociale – in cui l’Istituzione opera. Il ruolo del giudice delle leggi sembra cambiare nel tempo, anche se non cambiano le disposizioni dedicate alla Corte. Che cosa è, allora, che cambia? Cambiano le domande che vengono rivolte alla Corte; i suoi rapporti con le altre istituzioni; i paradigmi che, anche quando non rivendicano esplicitamente una natura costituzionale, sicuramente influenzano il costituzionalismo nazionale. Cambia il contesto, appunto.La diversità delle tendenze in cui si è articolata la giurisprudenza costituzionale e il mutare delle sue costruzioni interpretative riflettono anche il costante tentativo della Corte di continuare ad approvvigionarsi del massimo possibile di legittimazione delle proprie decisioni,tenuto conto del contesto in cui esse dispiegano i propri effetti. Leopoldo Elia ha ricordato che la Corte, forse il miglior prodotto della Costituzione del 1947, ha bisogno di una continua rilegittimazione, come tutte le grandi istituzioni. La prima fonte di legittimazione è,chiaramente, la stessa giurisprudenza: lo si può vedere in tutte le stagioni della giurisprudenza costituzionale e lo si vede anche oggi nella stagione del ri-accentramento.

Matteo Leonida Mattheudakis, L’imputazione colpevole differenziata

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Le ipotesi di responsabilità penale in cui è possibile riscontrare una coesistenza di dolo e colpa rappresentano una realtà tutt'altro che eccezionale nell'ordinamento italiano, a dispetto di una tradizione orientata a distinguere radicalmente tra reato doloso e reato colposo. In una prospettiva diacronica e costituzionalmente orientata, l’indagine evidenzia innanzitutto la duplice origine delle fattispecie a imputazione colpevole differenziata, le quali appaiono, non di rado, il frutto del superamento della responsabilità oggettiva in favore della colpa relativamente a una quota dell’illecito e, in buona parte dei restanti casi, il problematico esito di una parziale deformazione strutturale del dolo. L’analisi progredisce muovendo da un approfondimento della preterintenzione, che consente di mettere a fuoco il modello in cui l’imputazione colposa si riferisce a un evento ulteriore rispetto al fatto voluto, per poi passare a considerare le combinazioni di dolo e colpa in cui quest’ultima si rapporta a un elemento diverso dall'evento, come quelle risultanti dalla disciplina dell'ignorantia aetatis nell'ambito dei reati sessuali. L’itinerario si sviluppa mantenendo costante attenzione ad alcuni aspetti, quali l’edificazione della regola cautelare, la limitazione della punibilità a gradi elevati di colpa, la polarizzazione dell’imputazione colpevole differenziata sul dolo o sulla colpa e la proporzione sanzionatoria. Nella parte finale dell’opera viene tracciato un bilancio della ricerca, su cui l’autore fa perno per condensare alcuni spunti che il legislatore potrebbe considerare nell'auspicata prospettiva di riconoscere più esplicitamente e razionalizzare l’imputazione colpevole differenziata, in particolare quella in senso stretto, intesa come combinazione di dolo e colpa interamente attinente alla dimensione della tipicità.

Miguel Herrero MedinaServio Sulpicio Rufo: un retrato final desde la perspectiva de Cicerón

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Questo studio prende come punto di partenza il discorso del Nono Filippo pronunciato da Cicerone nel febbraio del 43 a.C., pochi giorni dopo aver appreso della morte del suo amico Servus Sulpicius Rufus nel corso di un'ambasciata senatoria inviata a negoziare con Marco Antonio. Nel contesto dei duri scontri per il potere avvenuti a Roma dopo l'assassinio di Giulio Cesare, l'arpinate coglie l'occasione per esaltare le virtù personali di Servus, per esaltare il suo impegno politico e per sottolineare, soprattutto, l'altezza professionale di un giurista assolutamente decisivo nello sviluppo della storia della giurisprudenza romana. Sulla base di questo profilo, l'opera è immersa in alcune delle principali opere ciceroniane, oltre che nella sua corrispondenza privata, con lo scopo di comprendere la profondità del rapporto che questi due personaggi avrebbero mantenuto nelle convulsioni finali del regime repubblicano.

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